“Dai un futuro al tuo presente

Articolo di Maurizio Calvia

Spero, promitto e iuro: come anche il latino possa suggerirci alcune regole di pianificazione

Articolo di Maurizio Calvia

Spero, promitto e iuro: come anche il latino possa suggerirci alcune regole di pianificazione

Il latino è sempre stata una materia complicata. Il primo anno di liceo scientifico, dopo un primo quadrimestre in cui mi ero salvato quasi miracolosamente con una sufficienza stiracchiata, i nodi erano venuti al pettine: primo compito in classe della seconda parte dell’anno e prima sentenza inappellabile: quattro.

All’epoca, tra una finta sicurezza sulla mia capacità di recupero e più di un timore di essere rimandato a fine anno, alla fine prevalse la saggezza dei miei genitori che mi “invitarono” caldamente a seguire qualche ripetizione da una professoressa d’italiano da anni in pensione, che era cresciuta a pane e latino. L’anziana signora aveva finito col propinare la “ricetta” anche al sottoscritto con, devo ammetterlo, ottimi risultati: non solo riuscii infatti a recuperare la piena sufficienza, ma finii anche per appassionarmi alla lingua e ai suoi principali autori, imparando il loro stile e apprezzando il continuo lavoro col dizionario.

Mi ricordo che a volte, a salvare me e altri miei compagni, oltre alle già citate ripetizioni, interveniva anche qualche semplice regola di facile memorizzazione, che saltava subito alla mente nel momento del bisogno, spesso risolvendo le difficoltà contingenti.

Tra queste una delle più simpatiche e che continuo a ricordare ancora oggi, nonostante abbia abbandonato da un pezzo versioni e traduzioni, fornisce il titolo a questa newsletter e testualmente recita: “spero, promitto e iuro reggono l’infinito futuro”.

Ora voi, giustamente, vi starete chiedendo cosa diavolo c’entri il latino con questioni di finanza, gestione del patrimonio e pianificazione. Ebbene, c’entra eccome. 

Primo, in termini generali, perché la costruzione del periodo latino ha regole ben precise, esattamente come quelle da seguire per una pianificazione patrimoniale di successo: così come non mettereste mai un genitivo in luogo di un accusativo come complemento oggetto di una frase, così allo stesso modo non “declinereste” un’obbligazione a trent’anni per un obiettivo che intendete raggiungere a breve termine.

In seconda battuta, poi, spero, promitto e iuro hanno un’importante valenza anche nel campo della pianificazione per obiettivi. Vediamo come.

La regola di grammatica latina si rivela essere logica e di assoluto buon senso: impone infatti l’impiego dell’infinito futuro perché non può essere che futuro l’oggetto della speranza, della promessa o del giuramento. In italiano sembra rendere meno perché abbiamo perso il futuro dell’infinito, sostituendolo con il futuro semplice. Così dirò spero che alla fine dell’anno sarò promosso, se fossi ancora uno studente; prometto che studierò di più, se dovessi ricominciare a praticare il latino; o giuro che arriverò puntuale, se stessi prendendo un appuntamento per delle ripetizioni. Ma che senso possono avere questi verbi in pianificazione finanziaria e quale può essere il loro significato operativo?

Sperare è un’attività connaturata all’essere umano ed ha una precisa valenza in campo economico: ogni giorno miliardi di persone si alzano al mattino con la speranza di un giorno migliore, di vedere migliorata la loro vita e la situazione della loro famiglia e sono pronte ad impegnarsi a fondo perché ciò accada. La finanza è costellata di speranze, che talvolta si rivelano effimere, quando sono relative ad operazioni che si risolvono in semplici scommesse, animate dal solo intento speculativo. Togliete queste fatue speranze e salvate le prime, quelle per cui sentite la spinta interna alla loro realizzazione, e avrete trovato degli obiettivi per i quali non solo sperare, ma anche impegnarvi pienamente per il loro raggiungimento.

Ed è qui che entra in gioco la promessa: non fine a sé stessa come quella di colui che si auto-inganna per rimandare sine die un certo impegno, o dello studente che cerca disperatamente di evitare un’insufficienza, ma come impegno verso sé stessi e quella speranza che desideriamo ardentemente realizzare. Allora, la promessa non viene solo enunciata, ma resa solenne e quindi messa su carta; perché si sa, proprio come dicevano gli antichi latini, verba volant, scripta manent. Così, non possono esistere speranza concrete, e quindi obiettivi, senza che questi vengano dettagliatamente messi nero su bianco e cioè pianificati. La pianificazione altro non è che una promessa, che facciamo a noi stessi, che faremo di tutto per realizzare le nostre speranze che, in quanto future, si sostanziano in altrettanti obiettivi e progetti di vita, da raggiungere nel tempo e con adeguate risorse e comportamenti.

Già, comportamenti. Non può esistere promessa che non si esprima in un determinato codice di condotta da assumere e mantenere in vista del raggiungimento di quanto abbiamo promesso. La pianificazione è dunque anche azione e racchiude tutti gli atteggiamenti virtuosi alla luce della nostra promessa, cioè funzionali al raggiungimento dei nostri obiettivi più importanti. 

Ecco allora che emerge e si delinea anche l’importanza del giuramento, come dichiarazione libera, responsabile e assolutamente determinata a voler seguire il piano che ci siamo promessi, con le attenzioni e gli aggiustamenti che si renderanno nel tempo necessari per mantenerci in rotta verso i nostri obiettivi. Obiettivi che ancora una volta, proprio come la regola latina ci ricorda, non possono che essere nel futuro, in quanto possiamo solo sperare, promettere e giurare qualcosa che non sia ancora accaduto o meglio, in ottica di pianificazione, realizzato. Sotto quest’ultimo aspetto, dunque, il giuramento è un’attestazione di impegno verso noi stessi e le cose che più contano, al fine di restare aderenti al piano, fedeli alla nostra promessa, adeguando costantemente i nostri comportamenti per renderli funzionali ai nostri progetti.

Se il presente che viviamo è in buona misura il frutto di quello che abbiamo fatto nel passato, allo stesso modo saranno le nostre scelte e i comportamenti di oggi che determineranno il nostro futuro. Il presente, dunque, è il tempo delle speranze (individuazione dei nostri obiettivi) e delle promesse (pianificazione) mentre Il futuro è il tempo del nostro impegno costante e della realizzazione dei nostri progetti.

Se sperare è un’attività spontanea, strettamente correlata alla nostra natura profonda, pianificare e adottare comportamenti virtuosi richiede senso di responsabilità, impegno e il raggiungimento di un certo livello di consapevolezza di noi stessi e dell’importanza del nostro futuro. Non fosse altro, come diceva il filosofo Charles Franklin Kettering, perché vi passeremo il resto della nostra vita.

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