“Dai un futuro al tuo presente

Articolo di Maurizio Calvia

Cultura, mentalità e uno sguardo sul futuro

Articolo di Maurizio Calvia

Cultura, mentalità e uno sguardo sul futuro

Qualche tempo fa, mi ero imbattuto in un post pubblicato su LinkedIn dal titolo piuttosto eloquente: “Perché siamo più poveri?”.

Se qualcuno in prima battuta stesse pensando che l’oggetto del post fosse incentrato sulle conseguenze del rialzo inflazionistico che si è recentemente verificato su tutte le economie occidentali, sarebbe fuori strada. In realtà il breve articolo faceva riferimento ad un altro fenomeno, già all’opera da alcuni anni, e semmai esacerbato dal rialzo generalizzato dei prezzi del 2022. L’autore del post sottolineava che mentre suo padre, peraltro all’interno di una famiglia monoreddito, al momento della pensione era stato in grado di aiutare i figli nell’acquisto di un’abitazione, oggi siamo alle prese con soggetti poco patrimonializzati, se non addirittura largamente indebitati, per mantenere un tenore di vita basato su acquisti voluttuari, costosi servizi in abbonamento e più in generale una serie di beni e servizi tutt’altro che fondamentali.

In quello stesso periodo, il Sole 24 Ore pubblicava un articolo in cui sottolineava come le famiglie europee avessero perso 800 miliardi in termini di potere d’acquisto sui propri depositi in conto corrente negli ultimi 5 anni, a causa del potere erosivo dell’inflazione. In realtà si trattava di un dato comunque parziale, perché fotografava la situazione alla fine del 2021, non calcolando ancora l’impatto inflativo avvenuto a partire dal 2022, che non può che aver peggiorato i risultati dell’indagine.

L’analisi del Sole si concentrava sì sull’impatto dell’inflazione, ma anche, e forse soprattutto, sulla tendenza da parte dei consumatori a mantenere ampie dosi di liquidità ferma sui conti.

L’articolo parlava esplicitamente di “occasione perduta”, riportando i dati che si sarebbero ottenuti, sempre in termini di potere d’acquisto, se la liquidità sui depositi fosse stata ridotta al 25%, investendo la restante parte su soluzioni bilanciate (50% azioni e 50% obbligazioni). La differenza tra l’aver lasciato i propri risparmi su conti e aver invece investito il 75% di tale liquidità, ammonterebbe così a circa 1.000 miliardi di euro, valore che sarebbe stato in grado di più che compensare la contrazione del potere d’acquisto di questi ultimi anni.

I due articoli sembrano raccontare storie diverse e distinte tra loro, ma a meglio considerare il loro contenuto ci accorgiamo che mostrano diversi punti in comune.

Verrebbe allora da dire che siamo più poveri perché manca risparmio, ma anche un minimo di capacità progettuale per far fronte ad un evento, l’inflazione, che sarà particolarmente elevato oggi, ma che da anni rappresenta comunque una tassa occulta che sottrae valore ai nostri soldi.

Più in dettaglio ecco a mio avviso i principali punti di attenzione che i due articoli, in diversi modi, raccontano:

  1. Manca capacità di risparmio, ma soprattutto una cultura del risparmio, qualcosa che ci porti ad accumulare risorse sullo stile di quello che è stato fatto dalle precedenti generazioni: il risparmio non può essere ciò che residua dal reddito disponibile una volta che sottraggo tutte le spese, ma deve essere definito a livello strategico a monte. Le spese discrezionali (il di più, il non necessario) devono essere affrontate dopo aver sottratto dal proprio reddito le spese fondamentali e, appunto, il risparmio.
  2. Manca il senso del futuro, viviamo spesso con il mantra del “tutto e subito”, prigionieri di un eterno presente. Il futuro forse spaventerà, ma primo o dopo si presenterà alla nostra porta. Non è rifugiandosi nella gabbia dorata di oggi che risolveremo la questione, ma pianificando i nostri obiettivi nel tempo, riconoscendoci come portatori di necessità e desideri nelle varie fasi della nostra vita.
  3. Il risparmio costituisce una grandissima risorsa, ma da sola non basta. Bisogna attivare il risparmio attraverso l’investimento e i dati mostrati dal Sole 24 Ore ne spiegano le ragioni. Ieri era l’inflazione, domani sarà qualche altro ostacolo al nostro benessere. Il risparmio va quindi valorizzato, cioè fatto aumentare di valore. L’investimento è il motore che trasforma il valore attuale in quello futuro.
  4. Servono dei progetti di vita per prepararsi ad un futuro che comunque arriverà, per soddisfare i nostri bisogni e raggiungere i nostri obiettivi. Si torna così alla necessità di un processo di pianificazione dove considerare tutte le risorse e le variabili in gioco in un’ottica patrimoniale life cycle.

Se si dovesse riassumere in una sola parola cosa manca oggi alle persone, ai potenziali risparmiatori ed investitori, direi la consapevolezza.

Si diventa consapevoli quando sappiamo chi siamo e cosa vogliamo, per noi e per le persone a noi più vicine, quando facciamo i conti senza pregiudizi, ma a mente aperta, con la realtà, con i nostri desideri, le nostre risorse e il tempo che abbiamo davanti. In quest’ottica, quest’ultimo diventa a sua volta la risorsa che abbiamo a disposizione per realizzare il nostro progetto di vita.

Ecco allora di seguito altrettanti punti per trovare le soluzioni ai limiti sottolineati precedentemente:

  1. Occorre sviluppare una cultura finanziaria e patrimoniale, una sorta di abc della finanza personale. Le possibilità non mancano, si possono trovare diverse pubblicazioni sul tema, anche per chi muove i primi passi nel delicato e fondamentale compito di gestire il proprio patrimonio. Esistono anche iniziative permanenti come quella costituita dal Comitato per l’educazione finanziaria che promuovono programmi di acculturazione e aggiornamento continuo sui temi della valorizzazione e gestione del proprio risparmio.
  2. La diffusione di cultura finanziaria richiede da parte dei soggetti direttamente e indirettamente coinvolti sul tema, dagli operatori del settore agli organi di formazione e informazione, come i media, un cambio di passo comunicativo. Occorre trovare una sintesi tra l’informazione tecnica, sicuramente di valore ma poco attraente, e l’eccessiva semplificazione che rischia di apportare un basso livello di contenuto. L’utilizzo di tecniche comunicative come storytelling e metafore può sicuramente aiutare per trovare la sintesi tra concetti tecnico-scientifici e i racconti stile “La cicala e la formica”.
  3. Esiste poi una responsabilità personale di ciascuno di noi: il tema del risparmio, degli investimenti e della pianificazione per obiettivi di vita risulta piuttosto complesso e sicuramente di non facile lettura. Di fronte alla difficoltà di una materia articolata, con importanti ricadute sulla qualità della nostra vita, potremmo anche essere indotti a “passare la mano”. La de-responsabilizzazione però, difficilmente potrà portare a qualche vantaggio. Più costruttivo risulta assumere un’apertura mentale alle novità e un atteggiamento positivo orientato più alle soluzioni che ai problemi. Insomma, anche in termini di consapevolezza, così come avviene per gli investimenti, molto dipende dal nostro atteggiamento mentale e dal nostro comportamento.

Come dicevo, il tema risulta complesso e decisamente delicato, viste le importanti ricadute che può avere sul nostro benessere e quello delle nostre famiglie. Proprio per questo non possiamo permetterci di lasciare perdere. Piuttosto si tratterà di rimboccarci le maniche per prendere consapevolezza del tema nel suo insieme, senza farci spaventare dal “nuovo mondo”, ma affrontandolo con un pizzico di curiosità e con l’interesse di chi sta facendo qualcosa per migliorare la propria vita.

Siamo di fronte ad una bella avventura, la sfida più importante ed emozionante che si possa intraprendere, quella di costruire un piano per la qualità del nostro futuro. 

Il percorso non sarà facile, ma recuperando un po’ di cultura finanziaria e con l’aiuto di un buon consulente non è una missione impossibile: ce la possiamo fare.

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