Un utile strumento di pianificazione finanziaria
Una vita senza dubbi sarebbe una vita di certezze.
Detta così, suonerebbe anche bene. Non avremmo più dubbi, uscendo di casa, se prendere o meno l’ombrello perché saremmo sicuri di andare o meno incontro alla pioggia. Non avremmo neanche il dubbio se andare al mare o in montagna a trascorrere le nostre vacanze, in quanto conosceremmo alla perfezione quale alternativa incontrerebbe meglio le nostre aspettative. E sui mercati finanziari sapremmo perfettamente quale scelta d’investimento effettuare, senza il minimo dubbio sui risultati futuri attesi.
Ma non avere dubbi non significa vedere il futuro né tanto meno essere i depositari della verità. Quindi, al di là del fatto che renderebbe estremamente semplice il processo decisionale in qualsiasi campo, svuotando le scelte da qualsiasi contenuto e quindi privandole di valore, le nostre certezze andrebbero comunque verificate con la realtà dei fatti. Così, essere certi che non pioverà ci espone comunque al rischio di essere sorpresi da un temporale; aver scelto come destinazione per le prossime vacanze il mare, non ci assicura che in montagna non avremmo potuto divertirci di più e, sui mercati finanziari, aver effettuato una scelta guidati dalle nostre certezze non ci garantisce che i risultati effettivi saranno quelli da noi auspicati se non addirittura accuratamente previsti.
Il mondo reale non è fatto di certezze e, anzi, è dominato da incertezze e continui cambiamenti. Questi, semmai, costituiscono l’unica certezza che possiamo attenderci. Allora il dubbio torna prepotentemente alla ribalta, complicando i nostri processi decisionali, ma nello stesso tempo assegnando loro un notevole valore: la qualità del nostro futuro, da quello più immediato a quello più in là nel tempo, dipende in buona misura dalle nostre scelte. Viene quindi da chiedersi se avere o comunque porsi dei dubbi non possa assumere una valenza addirittura positiva. Vediamo allora brevemente quale sia stata la considerazione e la valenza del dubbio nel pensiero occidentale.
Per Socrate, il dubbio non rappresentava una debolezza del pensiero, quanto piuttosto un elemento necessario di avvicinamento alla verità: Il dubbio socratico consisteva infatti nel mettere in discussione le credenze comuni e le opinioni superficiali, favorendo un pensiero critico di avvicinamento al vero sapere. Alcuni anni più tardi, Platone, suo discepolo, elevò il dubbio a processo di crescita sia personale che intellettuale, attraverso la contrapposizione di una tesi e un’antitesi, in un processo dialettico di continuo superamento e quindi miglioramento.
Nel IV secolo, il filosofo cristiano Sant’Agostino colloca il dubbio nell’importante crocevia di fede e ragione. Nella teologia e filosofia cristiana, il dubbio assume addirittura il ruolo di “dono divino”, in quanto spinge il credente, da un lato, nella ricerca della verità e, dall’altro, ad accogliere l’Onnipotente con un atto di fede.
Nel ‘700 Cartesio elegge il dubbio a “metodico” perché possa diventare strumento di verifica e accertamento del pensiero scientifico e filosofico. Il famoso detto “cogito ergo sum” rappresenta la prima certezza costruita sul dubbio stesso: non può che esistere il pensiero che pone dubbi per accertare verità ed esistenza.
Benedetto Croce, pensatore italiano dello scorso secolo, riprende in parte la concezione del dubbio dei filosofi socratici, oltrepassando la visione sia di Sant’Agostino, che inquadrava il dubbio in chiave spirituale, che di Cartesio, che poneva il dubbio alla base della ricerca della verità assoluta. Per Croce il dubbio costituisce una componente essenziale del processo di conoscenza e di interpretazione della realtà. Spingersi lungo le strade del dubbio significa dunque approfondire la comprensione umana della realtà per avvicinarsi alla verità.
Il dubbio nella storia del pensiero occidentale ha dunque sempre rivestito un ruolo positivo e di primo piano. Potrebbe allora essere utile porsi l’interrogativo se non possa essere altrettanto fondamentale anche in campo finanziario. Questo aspetto è di particolare rilevanza perché qualsiasi decisione d’investimento viene di fatto presa in un contesto d’incertezza, giacché nessuno come dicevo sopra, può leggere il futuro in un mondo in continuo cambiamento.
Certezza fa rima con sicurezza ed ecco quindi che siamo subito pronti a cercare e considerare granitico qualsiasi appiglio ci venga proposto, anche, se non soprattutto, nell’ambito finanziario.
La questione mi è apparsa in tutta la sua rilevanza dopo aver letto la settimana scorsa un articolo del settembre del 2022, scritto da Howard Marks, uno dei soci fondatori della società finanziaria Oaktree, dall’eloquente titolo “L’illusione della conoscenza”.
Nel paper, l’autore sottolinea la fallacia di molti metodi previsionali, anche sofisticati e molto accurati, confutandone il valore, come avrebbero fatto i filosofi socratici, come strumento per prendere decisioni basate su “certezze” che spesso la realtà finisce per sconfessare. Secondo l’autore, il problema risiede nel fatto che è davvero difficile immaginare un processo in grado di trasformare un vasto numero di variabili economico-finanziarie in un dato previsionale utile per le nostre decisioni.
L’attività previsionale è una naturale e inevitabile risposta ad un mondo complesso e incerto e deriva dall’esigenza di accendere una luce sul cammino da compiere, ma non può rappresentare quella granitica certezza di cui siamo spasmodicamente alla ricerca. D’altronde, come Marks sottolinea nell’articolo, tutto ciò che conosciamo non può che riferirsi al passato, mentre le decisioni che prendiamo oggi vanno inquadrate nel futuro. Del primo conosciamo, se non tutto, molto; il secondo è ancora tutto da scrivere.
Anche in questo caso, dunque, il dubbio non sistematico (verso tutto e tutti), ma metodico come quello di Cartesio, può aiutarci ad avvicinarci alla scelta corretta e a quella che potremmo definire come la nostra verità.
Già, la verità. Ma in un contesto pragmatico come quello degli investimenti finanziari, da cosa è rappresentata? La verità non può che essere rappresentata dai nostri obiettivi di vita, ciò che riteniamo di fondamentale importanza per il benessere nostro e della nostra famiglia e per la nostra realizzazione. Non c’è previsione finanziaria che tenga, i nostri bisogni e i nostri desideri sono il fulcro intorno al quale fare ruotare il nostro processo decisionale, rovesciando quella che è una visione piuttosto diffusa per cui prima di investire dobbiamo analizzare il mercato e “conoscere” la sua evoluzione. Sarebbe un po’ come guardare le previsioni del tempo senza aver chiaro dove vogliamo andare. Meglio partire da noi stessi interrogandoci sulle nostre necessità e desideri, ed individuare quali progetti vorremmo vedere realizzati.
I benefeci del dubbio sono da questo punto di vista molteplici: ci aiuta a filtrare le informazioni esterne, assumendo un pensiero critico, privo di stereotipi e pregiudizi; ci permette di ampliare le nostre conoscenze, stimolando la curiosità, aprendoci a nuove scoperte e nuove soluzioni; ci aiuta a lavorare su noi stessi per definire quello che per noi è davvero importante e mettere così a fuoco i nostri obiettivi; ci permette di rispondere in maniera flessibile e adattiva ad un contesto, compreso quello finanziario, in continuo movimento.
Perché, come diceva Einstein, “la cosa importante è non smettere mai di porsi domande”.
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