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Articolo di Maurizio Calvia

Gli insegnamenti del Mamba

Articolo di Maurizio Calvia

Gli insegnamenti del Mamba

Diventare campioni, nello sport come nella vita, è una questione di mentalità 

Oltre trentatremila punti segnati in carriera, cinque titoli vinti, 2 ori olimpici, MVP (Most ValuablePlayer) della stagione 2007/08 e delle finali playoff del 2009 e 2010, All Star per ben 18 volte su 20 campionati giocati. Sono i numeri, quasi incredibili, di una vera e propria leggenda dell’NBA americano, con una piccola, ma importantissima vena italiana. Sì, perché c’è anche un pizzico d’Italia nella storia di Kobe Bryant, arrivato a Chieti all’età di sei anni a seguito del padre, anch’egli giocatore di basket, per poi continuare a seguirlo, insieme a tutta la famiglia, nei suoi vari spostamenti sportivi: Reggio Calabria, Pistoia e infine Reggio Emilia.

Se è vero che Kobe inizia a giocare negli States, all’età di appena 3 anni, è altrettanto vero che si forma come giocatore con la pallacanestro italiana, imparando lo stile e i fondamentali europei che, secondo il padre, gli permetteranno di presentarsi all’NBA come giocatore più completo e meglio preparato. E questo accade prestissimo perché, non ancora diciottenne Kobe prova la strada dei draft NBA (una sorta di provino in cui le squadre professionistiche possono reclutare nuovi giocatori) senza “passare dal via”, cioè senza passare da un’esperienza maturata con le squadre dei college a stelle e strisce, che da sempre rappresenta la via maestra per il gotha del basket.

Inizialmente selezionato dagli Charlotte Hornets, passerà subito ai Los Angeles Lakers, la sua squadra del cuore, con cui parteciperà a ben 20 campionati di fila, cosa che rappresenta anche un record di fedeltà nella storia dell’NBA.

Guardia tiratrice, esattamente come Michael Jordan, giocatore a cui Kobe si è ispirato fin dai suoi primi anni nelle high school, la sua straordinaria capacità realizzativa (quarto marcatore di tutti i tempi dell’NBA) mette quasi in secondo piano le sue formidabili capacità difensive, che gli valsero l’inclusione per ben 12 volte nell’NBA All-Defensive Team. Se Michael Jordan può essere considerato “per acclamazione”, come lo ha definito la stessa NBA, il miglior giocatore di basket in assoluto, Kobe Bryant ha comunque rappresentato il basket al massimo livello per il suo stile di gioco aggressivo, la sua assoluta determinazione e mentalità vincente, che lui stesso definì “Mamba Mentality”, sostenendo fosse simile a quella del famigerato serpente africano. Alla base del suo approccio troviamo la dedizione assoluta all’allenamento e la ricerca della crescita costante attraverso il miglioramento continuo.

Nel 2017, per il suo addio al basket giocato, realizza un cortometraggio animato (vincitore di un oscar l’anno successivo) intitolato “Dear Basketball”, in cui confessa il suo eterno amore per la pallacanestro (“Un amore così profondo che ti ho dato tutto, dalla mia mente al mio corpo, dal mio spirito alla mia anima”) e nelle cui pieghe è possibile rintracciare i fondamenti della Mamba Mentality, raccontati anche nell’omonimo libro. Passione, determinazione e perseveranza sono gli ingredienti del successo di Kobe Bryant e della sua mentalità vincente, ingredienti che non si applicano solo alla pallacanestro. 

I “comandamenti” della Mamba Mentality si possono applicare nella vita in genere, con tutti gli impegni e le sfide che questa comporta, quindi anche a livello finanziario.

È probabilmente per questo, che durante il Meeting dell’European Financial Planning Association (EFPA) dell’ottobre 2024, si sono voluti richiamare i princìpi del pensiero di Kobe Bryant. 

Attraverso quanto riportato da Sportmade, un sito interamente dedicato allo sport, nel capitolo riservato al basket, vengono elencati i dieci insegnamenti del campione americano, da cui è possibile rintracciare altrettanti atteggiamenti vincenti anche nell’ambito della finanza personale. Vediamo di seguito questi insegnamenti e la loro interpretazione finanziaria:

  1. Per esaudire i sogni bisogni sentirsi vincenti: non conta tanto il risultato, ma il percorso che porta a quel risultato; in una parola, conta il processo. In termini finanziari, quest’ultimo è rappresentato dalla pianificazione, un percorso appunto che mira alla realizzazione dei propri obiettivi e desideri.
  2. I sogni si realizzano con impegno e dedizione assoluta: il talento, senza impegno, non basta per raggiungere il successo. Allo stesso modo in pianificazione finanziaria è fondamentale attenersi al piano prestabilito e ad un metodo di lavoro preciso per raggiungere i propri desideri.
  3. Metterci l’anima e il cuore in quel che si fa: per Kobe la pallacanestro era diventata una “ossessione”; senza arrivare a questi punti, è importante maturare un atteggiamento professionale per raggiungere gli obiettivi di vita che si sono stabiliti, applicandoci con convinzione nei progetti che vogliamo realizzare.
  4. L’importanza del silenzio: per ricaricarsi e per aumentare la concentrazione prima di una partita, il silenzio è fondamentale; allo stesso modo, il silenzio interiore, inteso come eliminazione di tutti i “rumori” di fondo, è imprescindibile per individuare i nostri veri obiettivi, quelli che guideranno le nostre scelte.
  5. Piangere e rialzarsi: nello sport come nella vita può capitare di sbagliare e di fallire; piangersi addosso e disperare non serve, bisogna rialzarsi e reagire; così, anche in finanza, capiterà di inciampare e commettere degli errori. Un risultato inferiore alle attese, una strada che si allunga per raggiungere i propri obiettivi, tutti fattori che fanno parte di quel percorso e che ci devono spronare a reagire e mettere in atto comportamenti funzionali al completamento del nostro progetto.
  6. Autostima: per Kobe era fondamentale credere in sé stessi, come requisito per raggiungere il successo in campo; in maniera non dissimile, è basilare credere alla pianificazione dei nostri obiettivi per poterli raggiungere. Senza eccessi di fiducia, ma con un atteggiamento positivo e un pizzico di ottimismo.
  7. Studiare gli avversari: per giocare ai massimi livelli bisogna conoscere il gioco della squadra avversaria, le caratteristiche e i movimenti dei suoi giocatori; allo stesso modo, nella finanza personale, per raggiungere i propri obiettivi e vincere la partita, bisogna conoscere i mercati e acquisire cultura finanziaria.
  8. Non imitare, ma cercare di essere sempre la versione migliore di sé stessi: fare del proprio meglio e cercare di migliorarsi sempre, senza condizionamenti e senza mode. Ognuno ha un proprio percorso che lo porta ad individuare degli obiettivi personali, che non possono essere presi “a prestito” da quelli degli altri e che impongono il massimo impegno per essere raggiunti.
  9. Non perdere di vista il sogno iniziale: Kobe sognava di giocare per i Lakers fin da bambino, quando la palla era costituita da un paio di calze tubolari arrotolate e il cestino della carta rappresentava il canestro; teniamo sempre a mente gli obiettivi più profondi e intimi, quelli che ci emozionano e ci avvincono maggiormente e teniamo fede ad essi, giorno dopo giorno, partita dopo partita.
  10. Trasformare la paura in forza: anche per un campione come Kobe Bryant, la paura era un’emozione presente; pensiamo alla tensione prima di una partita determinante per la stagione. Questa, tuttavia, veniva trasformata in forza per vincere le partite; allo stesso modo, per vincere la partita della vita, la realizzazione dei propri desideri ed obiettivi, è spesso necessario uscire dalla propria zona di comfort e accettare qualche rischio e difficoltà, sapendo che senza la giusta determinazione, nessun risultato può essere raggiunto.

Kobe Bryant ha insegnato che per vincere bisogna concentrarsi sul gioco, non sul risultato. Bisogna allenarsi con dedizione mettendo anima e corpo in quel che si fa per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Come lui stesso racconta nel cortometraggio di addio al basket, indipendentemente dal fatto di essere nella propria stanza da bambino o sul parquet dello stadio più prestigioso, che il canestro sia rappresentato dal cestino della carta nell’angolo della propria camera, o dall’anello di metallo affisso al tabellone a 3,05 metri da terra in uno dei templi del basket, l’obiettivo rimane sempre quello di fare canestro prima dello scadere del tempo.

Cinque, quattro, tre, due, uno, la palla è in mano nostra…

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