“Dai un futuro al tuo presente

Articolo di Maurizio Calvia

Come diventare ricchi per la vita

Per diventare vincitori dobbiamo imparare a perdere. È quando siamo disposti a perdere che vinciamo veramente?
Articolo di Maurizio Calvia

Come diventare ricchi per la vita

Per diventare vincitori dobbiamo imparare a perdere. È quando siamo disposti a perdere che vinciamo veramente?

A cavallo tra marzo del 2020 e maggio del 2021, in un arco temporale che quindi abbraccia sia il periodo pandemico che quello post Covid, il giornalista finanziario Leopoldo Gasbarro e lo psicologo cognitivo Paolo Legrenzi scrivono un libro dal titolo particolarmente eloquente: “Ricchi per la vita”.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, non si tratta di una serie di consigli per gli acquisti o di sofisticate tecniche di gestione dei portafogli d’investimento per raggiungere rendimenti mirabolanti, ma piuttosto di una serie di regole comportamentali da seguire per permetterci di arrivare alla vera ricchezza, cioè il raggiungimento di tutti i nostri obiettivi di vita.

In questo libro, gli autori si alternano nella stesura dei capitoli, raccontando aneddoti, riportando dati fattuali e proponendo riflessioni per inquadrare la scalata alla piramide dei nostri bisogni e desideri dal punto di vista comportamentale. Appare sempre più evidente, infatti, che come si investe conti almeno quanto su cosa si investe, se non addirittura di più.

C’è un passaggio all’inizio dell’opera che ho trovato tanto semplice quanto illuminante: “Per diventare vincitori dobbiamo imparare a perdere. È quando siamo disposti a perdere che vinciamo veramente. È quando siamo disposti a perdere che abbiamo di fronte a noi obiettivi sfidanti, sogni e traguardi importanti da raggiungere. È quando non possiamo accettare di perdere che perdiamo veramente, e che non otteniamo mai ricompense significative. Se non accettiamo di poter perdere, nel momento in cui la vita ci porrà di fronte a momenti di difficoltà. Proveremo solo tanta frustrazione. Per questo molte sfide della psicologia, anche quelle legate agli investimenti, sono radicate nella nostra incapacità di perdere. O di pensare di perdere. Già, perché quando accetteremo che le sconfitte fanno parte della vita, così come le oscillazioni fanno parte dei mercati finanziari, saremo veramente pronti ad affrontare il viaggio, qualunque esso sia”.

La frase a prima vista può sembrare un controsenso: perdere per diventare ricchi? Una boutade giornalistica, una provocazione per attirare l’attenzione. Al meglio, un ardito ossimoro per incuriosire il lettore. Eppure, se proviamo ad ampliare il ragionamento, la frase risuonerà in tutta la sua dirompente verità. Pensate ad un attore: che tipo di successo potrà ottenere se vive costantemente condizionato dalla paura della critica? e un tennista? A qualsiasi livello esso giochi, può pensare di vincere un torneo se in realtà è tormentato dalla paura di perdere una partita? Più in generale: possiamo mai pensare di raggiungere un obiettivo se siamo costantemente condizionati dalla paura di non farcela? Ecco allora che la chiave di lettura proposta dagli autori acquista un senso assoluto: per vincere non devi avere paura di perdere, per diventare ricco per la vita devi accettare che la normale volatilità dei mercati faccia il suo corso e che perdere sia, come in effetti è, un evento naturale, ineliminabile, che fa parte dell’umano incedere anche nella scalata verso la nostra ricchezza.

 Okay, accettiamo allora l’assunto iniziale: la paura di perdere ci tarpa le ali e non ci permette di ragionare ed agire in termini costruttivi per raggiungere i nostri obiettivi. Ma al di là della saggezza che possiamo riconoscere agli autori, alla loro esperienza e conoscenza dell’argomento, chi può effettivamente dimostrarci che sia così? Insomma, parliamo di soldi e di vita, prima di impegnarci a sfidare il nostro spirito di conservazione e uno degli istinti primordiali che in passato tante volte ci ha salvato la pelle, dovremo pur avere qualche prova. Prima di allenarci a non aver paura di perdere, diciamolo pure, vogliamo avere l’evidenza che avere paura sia controproducente e che, al contrario, mostrare una certa accettazione della possibilità di perdere sia il miglior viatico per raggiungere il successo nei nostri investimenti.

Il fondamento scientifico di questo discorso lo possiamo trovare in maniera indiretta in un test condotto qualche tempo fa da “Il Sole 24 Ore” su 3.000 lettori che hanno accettato di sottoporsi ad un semplice test. Dico in maniera indiretta perché lo scopo del test era quello di calcolare il valore aggiunto della consulenza finanziaria, intesa come capacità di affiancare i clienti nelle scelte d’investimento più corrette ed efficienti e in grado quindi di creare un valore aggiunto, remunerando al meglio il rischio assunto.

La domanda posta dal test era apparentemente molto semplice: considerate quattro opzioni basate sul gioco del “testa o croce” con il relativo lancio di una moneta e scegliete quella che secondo voi è la migliore.

  • A) 1.000 lanci, se viene “testa” si guadagnano 15 euro, se viene “croce” se ne perdono 10.
  • B) 100 lanci, con testa si guadagnano 10 euro, con croce se ne perdono 5.
  • C) 10 lanci, con testa si guadagnano 6 euro, con croce se ne perde 1.
  • D) 1 solo lancio, con testa si guadagna 5 euro, con croce non si perde nulla.

Prima di sbirciare il risultato nelle righe che seguono, provate voi stessi a fare il test tenendo a mente il perché della vostra scelta. Tale quesito era stato proposto per confrontare le scelte dei potenziali investitori con quella statisticamente (in maniera comprovabile con un semplice calcolo) più efficiente dal punto di vista economico.

Quasi la metà del pubblico (49%) ha scelto l’opzione D, quella con un solo lancio della moneta. La motivazione non può che risiedere nel fatto che tale opzione è l’unica che non prevede alcuna possibilità di perdita. Infatti, confrontata con le altre, è quella che statisticamente offre il minor guadagno atteso, inteso come media ponderata delle due possibilità (testa vince, croce perde) per la relativa probabilità di accadimento (molto semplicemente, 50% di probabilità sia per testa, cioè guadagno, che croce, cioè perdita).

La più conveniente in assoluto è la A, che porta ad un guadagno atteso di 2.500 euro, scelta operata da solo il 21% del pubblico. Il calcolo non è difficile e il meccanismo, testa o croce, è qualcosa di arcinoto a tutti. Eppure, la metà del pubblico sceglie l’opzione più limitata e meno conveniente dal punto di vista economico, perché all’alta probabilità di guadagno preferisce la sicurezza di evitare la perdita, anche se tale opzione “costa” un guadagno atteso pressoché irrilevante. Non a caso il Sole ha sottolineato, a proposito del risultato di questo test, come la paura di perdere allontani di fatto i guadagni.

Torniamo dunque al nostro discorso iniziale: per poter guadagnare non bisogna avere paura di perdere. Con questo semplice test ne abbiamo avuto la prova evidente, matematicamente dimostrata. La cosa che più sorprende, ma che fa ahimè da corollario a questo discorso, è che gli italiani hanno una grande difficoltà, quasi innata verrebbe da dire, a ragionare per scenari probabilistici. Non è un caso che siamo un popolo fortemente sotto assicurato, in particolare contro quegli eventi devastanti dal punto di vista delle conseguenze economiche e patrimoniali, a cui assegniamo probabilità bassissime di accadimento, che la realtà dimostra poi non essere così rari.

Per contro, siamo grandi acquirenti di “biglietti della fortuna” come lotterie e gratta e vinci, che di probabilità di vincita e di lauti guadagni ne hanno davvero poche. Puntiamo a diventare ricchi con la classica botta di fortuna, non curanti che per prima cosa dovremmo occuparci di proteggere noi stessi, le persone più importanti per noi e le nostre fonti di reddito. E non sprecare le opzioni che abbiamo a disposizione per i nostri investimenti, solo per la paura di perdere. Con questa, abbiamo solo una probabilità su oltre 10 milioni di trovare il biglietto vincente e non saremo mai ricchi per la vita.

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